Rivista ecologista, antisessista, ottimista e di sinistra

Chi siamo

Uno spazio pubblico è un luogo aperto a tutte e tutti, un luogo spalancato sugli sguardi, sui pensieri, sui contributi, sulle esperienze e i talenti di chiunque. Hannah Arendt lo sapeva bene: nel suo saggio La dimensione pubblica: l’essere in comune teorizzò proprio questo espace public, il modo di essere comunità solidale, apprendente e proponente, in aperta contrapposizione all’affermarsi del totalitarismo che tutto abbatte e umilia.

Lo spazio pubblico è necessario affinché l’esperienza personale si squaderni e sconfini, tramutandosi in paradigma e confronto per tutte e tutti: la soggettività dell’esperienza, fine a sé stessa, imprigiona l’individuo, rischiando di privarlo “della facoltà di vedere e di udire gli altri, dell’essere visti e dell’essere uditi da loro”. Occorre che ogni persona, intesa anche come cittadina a prescindere dalla nazionalità imposta dal caso, metta a disposizione sé stessa – corpo e discorso – per la fondazione di una stabile comunità, quella società civile, cosciente, consapevole e operosa, che è l’ultimo baluardo contro l’affermarsi del totalitarismo, in qualsiasi possibile declinazione.

Questo è Spazio pubblico, la nuova rivista che nasce dall’esperienza e dal percorso – politico e umano – di Ambiente Diritti Uguaglianza Valle d’Aosta, pur non limitandolo a questo: è uno spazio ampio di pensiero, un luogo dove potersi confrontare e proporre, mettere a frutto le esperienze e creare nuovi orizzonti. Spazio pubblico ha l’ambizione di diventare un periodico ricco di contenuti e narrazioni, rivolto a chiunque abbia la voglia e l’interesse di approfondire le tematiche proposte; uno spazio in cui esprimere riflessioni e pensieri su quanto accade non solo nella nostra regione ma – dal momento che il mondo non finisce e non inizia a Pont-Saint-Martin, fortunatamente – in ogni altro altrove.

Vogliamo, nel nostro Spazio pubblico, bruciare i confini spaziali e mentali, senza porci limiti nella riflessione diacronica. Siamo consapevoli che le questioni della contemporaneità non sono comparsi dal nulla, ma sono frutto di una serie di scelte nel tempo: avremo, pertanto, un appuntamento fisso con un articolo che proponga un’analisi del passato, per indagare le cause e ipotizzare gli effetti. Una volta evidenziate le condizioni che hanno portato all’affermarsi di una situazione, è più facile comprenderla, affrontarla e, quanto meno, provare a risolverla.

I gravi problemi causati dal Covid-19 (che, ricordiamocelo sempre, come ogni virus, fa parte dell’esistenza umana) non sono che un esempio, piuttosto esplicativo, su quanto sia complesso fronteggiare una pandemia in un paese, come il nostro, che negli ultimi trent’anni, e forse più, ha visto l’affermarsi di politiche che hanno tagliato risorse agli ambiti più fondanti di una comunità e nei quali si affermano i diritti umani universali di chiunque: sanità, scuola, ambiente, per poi aggiungersi i trasporti pubblici, la mancata (o elitaria) digitalizzazione del paese, il diritto alla connessione. Le carenze in strutture e personale sia sanitario che educativo-scolastico, i tagli al sistema sociale e di assistenza, l’incuria e la distruzione del sistema ambiente, l’imbarbarimento e la precarizzazione del lavoro sono tutti aspetti che acuiscono la crisi da Covid19 ma che sono oramai strutturali e drammaticamente organici, inseriti in un contesto sovranazionale che, anziché privilegiare e concretamente realizzare gli ideali costitutivi dell’Unione europea, ha posto come falsi obiettivi il pareggio di bilancio, gli aspetti economico-finanziari e gli interessi delle banche a discapito del ben-essere delle cittadine e dei cittadini; è stato dato, in questo modo, spazio e vigore ai movimenti sovranisti e antieuropeisti, che fondano la loro furia nel generare paura, spesso dell’alterità, e nell’alimentare una rabbia feroce ma parassitaria.

Il nostro Spazio pubblico sarà un luogo, virtuale ma estremamente concreto, nel quale ci serviremo anche di contributi in altre lingue, non per fare sfoggio di cultura o utilizzarla in senso ideologico come troppo spesso accade nella nostra Vallée, ma per spingere ancora oltre lo sguardo e il pensiero, permettendoci di entrare in contatto con esperienze e riflessioni provenienti da altri paesi: perché la cultura non è mai statica, e si arricchisce sempre con il coraggio del confronto e del riscontro.

Spazio pubblico è un modo, potente, di fare politica, nell’accezione più nobile e antica del termine, in quel senso che intese anche don Lorenzo Milani quando creò quella meravigliosa comunità pensante e apprendente che fu la Scuola di Barbiana, come leggiamo nelle pagine di Lettera a una professoressa: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”.

Vi aspettiamo nelle nostre pagine e nel mondo dei corpi e dei volti.

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